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lunedì 26 gennaio 2015
Ciao, Jake!
Il vecchio bimotore rollava come se i bulloni dovessero staccarsi da un momento all'altro. Le eliche solcavano il cielo con fracasso d'inferno; a Giulio sembrò quasi una mancanza di rispetto verso quell'incantevole panorama. D'altronde era Marco l'appassionato e l'esperto di aerei (e di motori in genere).
- Ehi, - aveva esclamato una mattina entrando come una furia nella falegnameria. - Ma tu lo sai quanto vive un licantropo?
Bella domanda. In effetti... Giulio arrestò la sega circolare con un'espressione perplessa dietro gli occhiali protettivi.
Il suo amico nonché socio aveva ragione. Jake era indietro di quasi 300 anni ma forse era ancora vivo: loro erano sempre pervasi da un vigore insolito e prepotente, in ogni momento della giornata. Una vitalità strabordante li accompagnava ovunque: nel lavoro, nei passatempi, negli sport, in ogni cosa che facevano, come un sottofondo costante.
Avevano quindi deciso, sulle ali delle ferie d'agosto, dell'entusiasmo e di quel Cessna decrepito (cui Marco si era dedicato negli ultimi cinque anni come un alchimista con la ricerca della pietra filosofale), di far rotta verso l'Isola della Scimmia.
***
- Cavolo, adesso dove atterriamo? - sbottò Marco urlando a squarciagola nel tentativo di sovrastare i motori.
Be' certo, l'isola era molto cambiata dal 1724, dai tempi della Caccia. Schiere di scintillanti alberghi tutti vetro e acciaio avevano rimpiazzato anche l'ultimo sbuffo di verde e marciavano fin quasi alla battigia. Una farinosa lingua beige pinticchiata di bagnanti brulicanti si perdeva sconsolatamente nella risacca turchina; il mare era forse l'unica cosa rimasta come allora.
Ammararono a un centinaio di metri dalla costa, soluzione decisamente poco ortodossa ma obbligata. Fossero stati in elicottero si sarebbero beatamente posati sulla terrazza di un albergo, incuranti delle ire del proprietario, di una mezza dozzina di suoi inservienti e dei poliziotti accorsi subito dietro. Almeno il loro, anche se un «catorcio volante» (così lo chiamava Giulio, Marco l'aveva preso per due soldi da un amico che voleva donarlo a un museo aeronautico), era un «idro»volante, con due provvidenziali galleggianti. Marco calò l'ancora (altra stravagante soluzione tutta sua, l'aveva rubata da una petroliera in disuso) e nuotarono senza fretta fino alla spiaggia. Si fecero strada fra gli sguardi attoniti dei turisti e le risatine dei bambini che li additavano, puntando il gabbiotto in legno di un Centro Informazioni che ammiccava come un miraggio nel deserto. L'avvenente receptionist li accolse con un sorriso ampio quasi come la scollatura, dissimulando molto professionalmente la sorpresa e l'istintiva diffidenza.
- Salve, vorremmo informazioni sulla leggenda di Jake Robinson. Era di queste parti, vero? - chiese Giulio in tono compassato. Aveva studiato bene la parte e Marco lo osservava con scherzosa ammirazione.
- Esatto, signore. Cosa vuole sapere in particolare?
- Abbiamo trovato su internet che si è sposato e vorremmo sapere dove si era stabilito con sua moglie... - Marco continuava a rivolgergli sorrisetti compiaciuti.
- Il pirata Jake Robinson sposò una nobildonna inglese, Eva Sparrow, da cui ebbe una figlia, - rispose Silvia (così recitava la targhetta appuntata sul décolleté).
Katherine..., pensò Giulio ricordando la foto che avevano scovato in rete.
- I coniugi Robinson vissero nella tenuta di Greenwood, vicino Londra, fino alla fine dei loro giorni, - continuò Silvia porgendo loro un dettagliato opuscolo. - Ecco, qui trovate tutto: vita, morte e miracoli di Jake Robinson, - concluse conciliante.
- Morte speriamo di no, - sussurrò Marco. Silvia lo guardò interdetta e Giulio gli diede una gomitata. - Grazie mille signorina, - disse sbrigativamente tirandosi dietro l'amico.
- Ancora una cosa signori: se lo desiderate è possibile visitare il castello, nella tenuta. Ci vivono due vecchietti, loro discendenti a quanto sembra.
- Seee... discendenti..., - mugugnò Marco. E altra gomitata di Giulio che questa volta riuscì a portarlo via definitivamente.
Tenuta di Greenwood, nei pressi di Londra, agosto 2014
- Ehiii Jaaake...!
Il vecchio abbassò la scure e riparandosi dal sole con la mano scrutò i due pazzoidi che si sgolavano e si dimenavano a cavalcioni di quel trabiccolo volante.
Giulio e Marco fecero tre o quattro passaggi radenti, sempre gridando e sbracciandosi.
Alla fine l'anziano pirata realizzò. - Ciaaaooo ragaaazziii! - urlò lasciando cadere l'accetta.
- Eva! Vieni a vedere chi c'è! - Una graziosa vecchina raggiunse il marito lì sul prato, accanto alla catasta di legna.
Vista la splendida giornata Jake decise di stendere una coperta all'ombra di una quercia. Trascorsero tutto il pomeriggio a parlare: ricordarono la tremenda esperienza che li aveva fatti incontrare [ http://www.wizardsandblackholes.it/?q=la_caccia ], Giulio e Marco fecero la conoscenza di Eva e tutti e quattro raccontarono a briglia sciolta delle loro vite.
- E così vi siete messi in società e avete aperto una falegnameria... - fece Jake.
- Sì, «Legno dall'altro mondo». Coltiviamo e vendiamo la grinolia dei poveri Liar e Sennar, - rispose Giulio. Al pensiero dei due alieni si rabbuiarono un attimo ma poi la conversazione riprese col solito entusiasmo. Scorrevano fiumi, di parole e di birra fresca.
- Vivete qui da soli? - domandò a un certo punto Marco.
Jake ed Eva si scambiarono un'occhiata. - Venite, - disse infine il vecchio pirata alzandosi ed invitandoli a seguirlo.
Rientrarono tutti nel castello e fiaccole alla mano scesero in silenzio una ripida scalinata ricavata nella pietra grezza. Giunsero a una porticina di legno il cui chiavistello era bloccato da un lucchetto. Jake estrasse dal panciotto la chiave e introdusse Giulio e Marco nell'angusta grotta. Lui e sua moglie Eva attendevano sulla soglia. Un debole fascio di luce filtrava da una finestrella circolare, a rischiarare un piccolo altare con alcune candele, spente al momento, e due ritratti a carboncino. Due donne, una morta nel 1801, l'altra nel 1830. Sorridevano serene.
- Nostra figlia Katherine e nostra nipote Maddy, - spiegò Jake. - Hanno vissuto quanto un normale essere umano, - rivolse un tenero sguardo alla moglie - non si trasformavano, avevano poteri differenti dai nostri...
http://www.wizardsandblackholes.it/?q=isignoridellacaccia
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venerdì 23 gennaio 2015
In punizione!
Katherine sorseggiava il tè appoggiata alla finestra, con una coperta leggera sulle spalle. Il sole che si spandeva placido sul mare di spighe animava onde di riverberi. Adorava ritagliarsi quella piccola parentesi di quotidiana beatitudine. D'un tratto un movimento colto con la coda dell'occhio la distolse dall'idillio. Si voltò leggermente e scorse una donna che risaliva il viottolo tenendo per mano una bambina. Quando si furono avvicinate abbastanza riconobbe la signorina Allison, l'insegnante di sua figlia, che stava strattonando, più che accompagnando, proprio sua figlia Maddy, per l'appunto.
Posò in fretta la tazza e si preparò a riceverle sulla veranda.
La signorina Allison si fermò ansimante, piantandole addosso un'occhiata accusatrice.
Maddy sollevò un istante lo sguardo per cercare conforto in quello della madre. La piccola aveva le labbra tese a fessura, gli occhi roventi e il visino corrucciato.
- Salve signora Robinson. - Disse la maestra spolverandosi la gonna, come se salutare la infastidisse data la gravità della situazione.
- Cosa è successo? - chiese Katherine senza ricambiare di proposito il saluto.
- Sua figlia si è meritata un'altra punizione. Ha rovesciato il calamaio in faccia a un compagno, - sentenziò come se dovesse attribuire la pena capitale.
- E cosa le aveva fatto quel bambino?
- Mi aveva preso in giro su papà... - sbottò Maddy fissando la mamma con aria supplichevole.
- Avevo appena assegnato il compito ed ero voltata a scrivere sulla lavagna. Non mi risulta nessuna presa in giro. Ho sentito un rumore, mi sono girata e Jeremy era tutto sporco d'inchiostro. Piangeva indicando Maddy e chiamandola «cattiva». Le rammento inoltre che il mese scorso sua figlia ha rotto un braccio a Peter, se lo ricorda? Per oggi la sospendo dalle lezioni e mi auguro, signora Robinson, che vorrà sfruttare il pomeriggio per insegnarle un po' di educazione e di buone maniere. - Girò i tacchi e calpestando furiosamente la ghiaia marciò in direzione del vecchio granaio che fungeva da aula scolastica.
Katherine prese amorevolmente per mano la figlia e la condusse in casa.
- Siediti e raccontami com'è andata, - le sussurrò. - Voglio sentire anche la tua versione. Zitella-Allison non mi sta troppo simpatica, - sorrise.
Il viso di Maddy si sciolse e si accese.
- Ci aveva dato un tema sul papà, - disse. - «Parlami di tuo papà». Ci sono rimasta male, mi veniva da piangere, - continuò con gli occhi lucidi. Katherine le prese di nuovo la mano e la piccola ricacciò indietro le lacrime, sforzandosi di continuare. - La signorina Allison se n'è accorta e mi ha detto che potevo farlo su di te, su mia mamma...
- Capisco, - annuì Katherine in tono grave.
- Ma quando la maestra si è voltata a scrivere il titolo alla lavagna, Jeremy da dietro mi ha detto che sono una bastarda e che tu sei una donnaccia. - Una lacrima scese piano a solcarle la guancia. - Peter poi aveva cominciato lui. Mi ha dato un pugno, in faccia eh! Io gliel'ho ridato sul braccio, anche piano...
Katherine chiuse gli occhi, concentrandosi. La scena le apparve nitida come se le si svolgesse davanti in quel momento: i capelli di Maddy che si gonfiavano, il banco che cominciava a tremare; infine il calamaio di Jeremy che esplodeva impiastricciandolo d'inchiostro.
- Noi siamo diversi, Maddy. Lo sai. - Disse Katherine in tono calmo, riaprendo gli occhi. - Jeremy si è comportato male. Non doveva dirti quelle cose. Cosa ti ho insegnato? Bisogna sempre rispettare il prossimo, no?
Maddy annuì abbacchiata, tirando su col naso.
- Non ascoltare gli stupidi o le persone cattive. Lasciali dire. Che t'importa cosa pensano di noi? Stiamo tanto bene io e te, vero?
- Sì mamma, - sorrise Maddy.
- Stai attenta coi tuoi poteri. Non farli vedere, tienili nascosti. Ancora non li controlli molto bene, ma col tempo ti abituerai. Io alla tua età non ero così svelta, - le sussurrò carezzandole i capelli.
- Ma tu mamma mi hai raccontato che da piccola hai combattuto... hai usato i poteri. Per salvare il nonno da Kasurotto...
- Kasumoto, - esclamò Katherine lasciandosi sfuggire una risata. - Era diverso, - spiegò poi tornando seria. - Ero stata costretta e ne andava della vita mia e del nonno.
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sabato 18 ottobre 2014
Al Puledro Rampante
L'insegna della locanda cigolava al vento.
- Ehi, guarda là...
- E' quella spugna di Larry che dà ancora fuori di testa, - sghignazzò il compare.
Dal vetro angusto e annerito dal fumo delle candele, due marinai si gustavano lo spettacolo con contorno di tonno e birre scure.
- Ma con chi parla? - Brandelli dello sproloquio di Larry-poverodiavolo filtravano assieme agli spifferi dalle crepe dell'intelaiatura.
- Ci sta provando con una ragazza, mi sembra, - fece quello tracagnotto trangugiando un boccone.
- Sarà la solita polena, - sbottò l'altro pulendosi col braccio la barba coperta di spuma e appoggiando rumorosamente il boccale sul tavolo.
- Ehi, cosa c'è? - il suo amico si era bloccato con un trancio a mezz'aria e la bocca aperta.
- Che diavolo ti prende?!
- Non è una polena. Non è una nave.
L'altro continuava a scrutare la nebbia che avvolgeva il porto con un'espressione tra l'impaurito e lo sbigottito.
- Ma quello è... - farfugliò quello grassoccio.
Due globi rossastri si accesero a bucare la foschia. Lo smilzo si alzò in piedi, incollandosi al vetro e strizzando gli occhi.
- E' un drago!!! - gridarono all'unisono schizzando all'indietro e inciampando nelle sedie.
- Esattamente. Quello è Torcia, il mio fido destriero, - esclamò un giovane sulla soglia. - Buonasera, avrei bisogno di un'informazione, se lorsignori acconsentono...
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- Ehi, guarda là...
- E' quella spugna di Larry che dà ancora fuori di testa, - sghignazzò il compare.
Dal vetro angusto e annerito dal fumo delle candele, due marinai si gustavano lo spettacolo con contorno di tonno e birre scure.
- Ma con chi parla? - Brandelli dello sproloquio di Larry-poverodiavolo filtravano assieme agli spifferi dalle crepe dell'intelaiatura.
- Ci sta provando con una ragazza, mi sembra, - fece quello tracagnotto trangugiando un boccone.
- Sarà la solita polena, - sbottò l'altro pulendosi col braccio la barba coperta di spuma e appoggiando rumorosamente il boccale sul tavolo.
- Ehi, cosa c'è? - il suo amico si era bloccato con un trancio a mezz'aria e la bocca aperta.
- Che diavolo ti prende?!
- Non è una polena. Non è una nave.
L'altro continuava a scrutare la nebbia che avvolgeva il porto con un'espressione tra l'impaurito e lo sbigottito.
- Ma quello è... - farfugliò quello grassoccio.
Due globi rossastri si accesero a bucare la foschia. Lo smilzo si alzò in piedi, incollandosi al vetro e strizzando gli occhi.
- E' un drago!!! - gridarono all'unisono schizzando all'indietro e inciampando nelle sedie.
- Esattamente. Quello è Torcia, il mio fido destriero, - esclamò un giovane sulla soglia. - Buonasera, avrei bisogno di un'informazione, se lorsignori acconsentono...
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Fiocco rosa in casa Robinson
- Guardala... - sussurrò Eva illuminandosi tutta.
Suo marito Jake sorrideva imbambolato, non riuscendo a staccare gli occhi dalla fagottina che dormiva beata nella culla.
- Fai la nanna cuccioletta, - mormorò Eva sfiorandole appena le guanciotte. - Non è un amore?
- Tutta sua mamma! - bisbigliò Jake. Eva gli appoggiò morbidamente un bacio sulla guancia.
- Avremo fatto bene? - disse Jake tirando la moglie un po' in disparte per non rischiare di svegliare la piccola.
Eva lo guardava senza capire.
- E se diventa un... - il pirata si interruppe e abbassò lo sguardo.
Lei aveva capito dove voleva andare a parare ma si limitò a fissarlo aspettando che finisse lui la frase.
- Ho paura che sia un mostro come noi, - ammise Jake. Ecco, aveva sputato il rospo.
- Katherine è nostra figlia. Ed è una bimba perfettamente sana, come ha detto il dottor Jones. E' forse una colpa amarsi? Sarà quel che vuole il cielo.
Dalla culla si levarono dei versetti a interrompere la conversazione.
- Ehi, ciao Kat, ti sei svegliata piccolina? - Appoggiato alla sponda della culla Jake le accarezzava teneramente il pancino. Katherine sorrideva dimenando le manine.
- Il babbo ha paura. Dì al babbo che sei una bimbina normale normale - scherzò Eva.
La piccola parve farsi seria di botto e iniziò a guardare Jake tutta assorta. Il pirata si sentì invaso da un calore benefico che, divampato nel petto, saliva pian piano ad irrorargli la mente. Era come se una voce dentro di lui gli mormorasse:- Non preoccuparti, tranquillo, andrà tutto bene.
A un tratto sentì qualcosa che gli sfiorava la testa. Katherine sorrideva di nuovo e lo indicava. Lentamente la bandana che gli legava i lunghi capelli corvini si sfilò e fluttuò adagio fin dentro la culla. Katherine la strinse fra le manine cicciotte e lanciò un gridolino d'esultanza.
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Suo marito Jake sorrideva imbambolato, non riuscendo a staccare gli occhi dalla fagottina che dormiva beata nella culla.
- Fai la nanna cuccioletta, - mormorò Eva sfiorandole appena le guanciotte. - Non è un amore?
- Tutta sua mamma! - bisbigliò Jake. Eva gli appoggiò morbidamente un bacio sulla guancia.
- Avremo fatto bene? - disse Jake tirando la moglie un po' in disparte per non rischiare di svegliare la piccola.
Eva lo guardava senza capire.
- E se diventa un... - il pirata si interruppe e abbassò lo sguardo.
Lei aveva capito dove voleva andare a parare ma si limitò a fissarlo aspettando che finisse lui la frase.
- Ho paura che sia un mostro come noi, - ammise Jake. Ecco, aveva sputato il rospo.
- Katherine è nostra figlia. Ed è una bimba perfettamente sana, come ha detto il dottor Jones. E' forse una colpa amarsi? Sarà quel che vuole il cielo.
Dalla culla si levarono dei versetti a interrompere la conversazione.
- Ehi, ciao Kat, ti sei svegliata piccolina? - Appoggiato alla sponda della culla Jake le accarezzava teneramente il pancino. Katherine sorrideva dimenando le manine.
- Il babbo ha paura. Dì al babbo che sei una bimbina normale normale - scherzò Eva.
La piccola parve farsi seria di botto e iniziò a guardare Jake tutta assorta. Il pirata si sentì invaso da un calore benefico che, divampato nel petto, saliva pian piano ad irrorargli la mente. Era come se una voce dentro di lui gli mormorasse:- Non preoccuparti, tranquillo, andrà tutto bene.
A un tratto sentì qualcosa che gli sfiorava la testa. Katherine sorrideva di nuovo e lo indicava. Lentamente la bandana che gli legava i lunghi capelli corvini si sfilò e fluttuò adagio fin dentro la culla. Katherine la strinse fra le manine cicciotte e lanciò un gridolino d'esultanza.
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mercoledì 15 ottobre 2014
La Caccia III: la figlia del pirata
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La Caccia III: la figlia del pirata
L'imperdibile capitolo finale della mia trilogia.
La Caccia III: la figlia del pirata
L'imperdibile capitolo finale della mia trilogia.
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