Frugo in tasca, apro il pugno. Non mi ci vuole molto a contare gli spicci. L'elemosina è stata magra. Ci scappa giusto un caffè. Ma che me ne faccio? Arrivassi almeno a un euro e mezzo potrei prendere uno di quei tramezzini di plastica. E' quasi l'una. Mi trascino sui ciottoli col sole che mi cuoce. La polvere e la sporcizia pesano come una coperta lurida. Quando ci si arrangia per strada non si può fare sempre una doccia al giorno. Una bella doccia! Ecco una cosa che mi manca, dell'Istituto. Sarà sopravvissuto qualcun altro? Di sicuro mi cercano. Tenere un profilo basso: più basso del mendicante... dovrei essere sulla strada giusta. Sorrido e le labbra screpolate mi fanno male. La strada giusta... riesco anche a fare battute.
Lo stomaco brontola. Per fortuna per l'acqua ci sono le fontanelle. Alzo gli occhi al cielo terso e neanche lui ha le risposte che cerco. Un panino, ecco cosa mi serve assolutamente. Un panino, come minimo. I poteri esigono un metabolismo indiavolato. Derubare un altro barbone? Non vorrei proprio ma se continua così... Poi però devo cambiare zona. Oppure...
Da un parcheggio coperto arrivano delle grida. Oppure...
Gridano incitamenti. Esclamazioni sguaiate. Ho capito di che si tratta. Neanche questo mi piace troppo ma tra un po' svengo per la fame e con la pancia vuota gli ideali pesano meno. Ma la polizia lo sa e fa finta di non sapere? Comunque, vado.
- Duecento euro a chi stende Brutus! - urla un piccoletto calvo e congestionato. Hanno sempre nomi pittoreschi, questi ceffi qui. - Chi vuole provare? Duecento euro sul piatto signori!
Brutus è un ciccione di due metri con più peli che muscoli. Grugnisce sforzandosi di esibire bicipiti inesistenti. Qualcuno trascina più in là lo sfidante precedente: il viso è una maschera di sangue che gli cola copioso sul petto nudo.
- Ci provo io. - Il piccoletto mi studia pazientemente, con sguardo schifato. Dalla testa rasata alle Nike stracciate e ritorno, biascicando una gomma come un lama. Sono robusto ma un ragazzino conciato come un pezzente non dovrebbe rappresentare una minaccia ai suoi guadagni. Brutus mi osserva e sogghigna scostandosi la zazzera impiastricciata. Sì sì ridi scimmione. Un po' mi fa pena.
- Li hai duecento euro? - Il nanetto ha colto nel segno. L'unica falla nel mio piano per il pranzo. Incrocio mentalmente le dita e gioco la mia carta col primo che mi capita a tiro, fra il capannello di spettatori.
- Me li presti? Se vinco facciamo a metà. - Il bifolco mi guarda come fossi un marziano. Ha le guance rubizze e gli occhi a fessura. Sarà che quest'avvinazzato ha duecento euro... Magari è messo peggio di me. Invece si accende all'improvviso e scatta come un pupazzo a molla. Imbratta la canotta passandoci la mano sporca di grasso e stringe la mia tutto esaltato. - Ok, affare fatto! Questa la voglio vedere. - Estrae dalle tasche una mazzetta e la lancia al nano che la artiglia al volo.
- Ooook!- esclama lesto lo gnomo che conduce le danze. Ha contato i soldi e messo in bocca un sigaro. Già pregusta la vincita. Freme per vedermi al tappeto.
- Il ragazzino contro Brutus! Vediamo cosa sai fare, ragazzino. Sei pronto?!
Tengo la maglietta, non vale la pena spogliarsi. Intorno il pubblico si scalda. Si allargano per fare spazio e comincia il baccano.
Il tizio che mi ha prestato i soldi mi osserva tra l'incredulo e lo speranzoso.
Un urlo più forte degli altri mi distrae. Con la coda dell'occhio vedo Brutus che mi si scaglia contro. Inutile. La mole non gli consente di essere veloce. Allarga il braccio per preparare un gancio destro, lo vedo come a rallentatore. Fili di saliva ondeggiano nella bocca spalancata per la furia. Scatto in avanti per intercettare l'attacco e faccio sibilare un diretto. Una saetta. Chirurgico, alla base del naso. Probabilmente nessuno ha fatto in tempo a vederlo. Nemmeno il povero Brutus. La folla si ammutolisce. Il nanetto non si capacita del suo pupillo: svenuto, in posa come un angelo della neve sull'asfalto. Cento euro. Per un po' sono a posto. Il mio finanziatore è rimasto impalato con un' espressione stranita, felice di aver preservato i connotati e intascato cento euro facili facili.
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venerdì 4 dicembre 2015
31
Parma, 2012
I cadaveri erano stati coperti e la zona transennata di nastro giallo. La folla di perditempo aumentava di minuto in minuto.
Gli agenti del RIS, allertati vista la «bizzarria» del caso, repertavano la scena prelevando le tracce ematiche e accertando la temperatura del fegato per risalire all'ora della morte.
Il commissario Bianchini camminava nervosamente avanti e indietro fumando una sigaretta dietro l'altra, come se affrettare un cancro ai polmoni servisse a convincerlo di quello che aveva appena visto.
Cinque gemelli. Possibile? Forse ma molto improbabile. Uccisi e ammucchiati tutti insieme? Troppo strano. Un serial killer specializzato. Ma i vestiti? Quello no, quello era incredibile. Vestiti tutti uguali: e fin qui...
Finché non aveva osservato più attentamente. Gli strappi e le macchie sui jeans; e quella chiazza sul colletto della camicia: identici. Tutti negli stessi punti, in tutti e cinque i corpi! Ai confini della realtà. Colpiti al petto o alla testa, un colpo per uno. Niente bossoli, quindi o l'assassino li aveva raccolti o aveva un revolver.
Niente documenti. Ai polsi il segno dell'orologio: una rapina finita male?
Intanto fra la miriade di cellulari che scattavano foto, scrivevano sui social e lanciavano nell'etere chiamate o sms, uno smartphone di ultima generazione all'orecchio di un signore distinto avrebbe meritato una provvidenziale intercettazione ambientale: - Sono Jones. Ho trovato uno dei ragazzi. E' qui a Parma.
Una settimana dopo...
- Commissario, sono arrivati i risultati della Scientifica, - tagliò corto l'agente inforcando subito l'uscita.
Bianchini consultava il dossier ricostruendo mentalmente la dinamica dell'accaduto.
Due tipi di sangue: uno appartiene a Franco Forti, ventotto anni, piccolo spacciatore; già in carcere per rapina e aggressione. Rapina allora, come pensavo. E' rimasto ferito. Ma da chi? Le cartucce estratte dalle vittime sono per un revolver 38 special. Come quello usato da Forti nel furto alla farmacia di due anni fa; alla conta manca un proiettile. Vediamo adesso le vittime: DNA uguale, gemelli quindi. Non schedati, mannaggia... uhm... e questo che vuol dire?
- Gelsomini! - tuonò dalla scrivania. La recluta entrò di filata, solerte e un po' impacciato come al solito. In più di un'occasione si era rivelato prezioso per le sue lauree in chimica e biologia e questo gli aveva fatto conquistare la stima e la fiducia dei superiori. Il commissario gli porse il fax, lui si aggiustò gli occhiali e prese a scrutarlo.
- Le ultime due righe, - lo indirizzò Bianchini.
Gelsomini contrasse leggermente le labbra, rimanendo assorto nella lettura. Alla fine sentenziò:
- I cinque campioni di DNA delle vittime, tutti identici, presentano... delle sequenze anomale.
- Quindi? Che significa?
Gelsomini tentennava. Il commissario lo fissava perplesso.
- In pratica signore... non saprei come... magari hanno sbagliato...
- Cosa?
- Quelle sequenze. Dalle analisi risultano «non umane».
http://www.wizardsandblackholes.it/?q=303132
I cadaveri erano stati coperti e la zona transennata di nastro giallo. La folla di perditempo aumentava di minuto in minuto.
Gli agenti del RIS, allertati vista la «bizzarria» del caso, repertavano la scena prelevando le tracce ematiche e accertando la temperatura del fegato per risalire all'ora della morte.
Il commissario Bianchini camminava nervosamente avanti e indietro fumando una sigaretta dietro l'altra, come se affrettare un cancro ai polmoni servisse a convincerlo di quello che aveva appena visto.
Cinque gemelli. Possibile? Forse ma molto improbabile. Uccisi e ammucchiati tutti insieme? Troppo strano. Un serial killer specializzato. Ma i vestiti? Quello no, quello era incredibile. Vestiti tutti uguali: e fin qui...
Finché non aveva osservato più attentamente. Gli strappi e le macchie sui jeans; e quella chiazza sul colletto della camicia: identici. Tutti negli stessi punti, in tutti e cinque i corpi! Ai confini della realtà. Colpiti al petto o alla testa, un colpo per uno. Niente bossoli, quindi o l'assassino li aveva raccolti o aveva un revolver.
Niente documenti. Ai polsi il segno dell'orologio: una rapina finita male?
Intanto fra la miriade di cellulari che scattavano foto, scrivevano sui social e lanciavano nell'etere chiamate o sms, uno smartphone di ultima generazione all'orecchio di un signore distinto avrebbe meritato una provvidenziale intercettazione ambientale: - Sono Jones. Ho trovato uno dei ragazzi. E' qui a Parma.
Una settimana dopo...
- Commissario, sono arrivati i risultati della Scientifica, - tagliò corto l'agente inforcando subito l'uscita.
Bianchini consultava il dossier ricostruendo mentalmente la dinamica dell'accaduto.
Due tipi di sangue: uno appartiene a Franco Forti, ventotto anni, piccolo spacciatore; già in carcere per rapina e aggressione. Rapina allora, come pensavo. E' rimasto ferito. Ma da chi? Le cartucce estratte dalle vittime sono per un revolver 38 special. Come quello usato da Forti nel furto alla farmacia di due anni fa; alla conta manca un proiettile. Vediamo adesso le vittime: DNA uguale, gemelli quindi. Non schedati, mannaggia... uhm... e questo che vuol dire?
- Gelsomini! - tuonò dalla scrivania. La recluta entrò di filata, solerte e un po' impacciato come al solito. In più di un'occasione si era rivelato prezioso per le sue lauree in chimica e biologia e questo gli aveva fatto conquistare la stima e la fiducia dei superiori. Il commissario gli porse il fax, lui si aggiustò gli occhiali e prese a scrutarlo.
- Le ultime due righe, - lo indirizzò Bianchini.
Gelsomini contrasse leggermente le labbra, rimanendo assorto nella lettura. Alla fine sentenziò:
- I cinque campioni di DNA delle vittime, tutti identici, presentano... delle sequenze anomale.
- Quindi? Che significa?
Gelsomini tentennava. Il commissario lo fissava perplesso.
- In pratica signore... non saprei come... magari hanno sbagliato...
- Cosa?
- Quelle sequenze. Dalle analisi risultano «non umane».
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30
E' il momento. In casa ci sono solo la baby-sitter e il piccolo. Incursione lampo al frigo. Sono le 4 del pomeriggio e ho una certa fame. Mi affaccio al corrimano e sbircio al piano di sotto. Marco sta dormicchiando sul divano. Vicino a lui Monica e le sue mèches viola sono imbambolate davanti alla TV col volume al minimo. La scocciatura col mio potere è che devo sempre stare nuda. A passi felpatissimi lungo le scale... Prima rampa andata. Marco è accoccolato su un fianco con le braccia a mo' di cuscino; Monica sempre impalata, unico segno di vita lo sciacquettio della cingomma. Un'altra manciata di gradini, curva ad angolo retto, breve corridoio e riesco a sgattaiolare in cucina. Ricontrollo sporgendomi dalla porta socchiusa. Tutto ok, sono sempre lì. Finalmente. Il frigo! Dunque vediamo: prendo uno yogurt al lampone, una fettallatte, un pacco di cracker e... Cazzo! Ops, mi è sfuggito, l'ho sussurrato. Marco è in piedi nel vano della porta con gli occhi e la bocca spalancati. E ti credo: vedere il frigo aperto con la roba che fluttua per aria... Rimetto tutto dentro, adagio, ma ormai è tardi, ha visto. Si avvicina. Alla sua età la curiosità vince su tutto. Arretro lentamente. Ogni passo sulle piastrelle è una coltellata ghiacciata. E' arrivato al frigo e guarda dentro. Sono in un vicolo cieco, chiusa tra il piano cucina e il tavolo. Se per caso decide di venire qui sono fregata. Tutta presa a studiare Marco non mi accorgo di un bicchiere in bilico sul lavello. All'istante il monello pianta i suoi fari azzurri nella mia direzione. Trattengo il fiato sforzandomi di rimanere immobile. E' sempre più vicino. Allunga una mano. La ritrae saltando indietro. A tutti e due scappa un gemito. - Budino... - esclama osservandosi la mano.
Mi accovaccio, gattono di filato sotto il tavolo e volo su per le scale senza voltarmi indietro.
Mi rintano nella camera da letto dei genitori, dov'ero prima. E adesso? Lo dirà alla baby-sitter. Ho fatto rumore, la guiderà quassù. Ok, niente panico. Lo zaino coi vestiti, per le emergenze, è sempre pronto. Lassù nel mobile in alto. Li sento parlottare, stanno salendo. Eccoli. Appoggio lo zaino per terra. Marco entra per primo, a passo spedito, e si ferma vicino al lettone. Sono proprio di fronte a lui, dall'altra parte, in piedi davanti allo specchio (muto) dell'armadio. Monica blocca la porta. E muoviti dai! Spostati. Il bimbo è salito sul letto e procede a carponi, tastando tutto intorno. Ci risiamo, mi punta un'altra volta. Eddai Monica, solo qualche passo. Oh! Sembra mi abbia sentito. Osserva Marco e si guarda in giro. Ora o mai più! O la va o la spacca! Afferro lo zaino e mi precipito fuori. Con la coda dell'occhio li vedo voltarsi verso di me. Ce la faccio, ancora non si sono mossi. Continuo a correre. Scale. Pianerottolo. Faccio i gradini con un salto e mi fiondo all'ingresso. Mi aggrappo alla maniglia d'ottone e spalanco il portone con una spallata. Sotto i piedi l'erba soffice e bagnata. Cancelletto del giardino e via in strada!
Adesso devo trovare subito un vicolo dove rivestirmi. Le gambe mi formicolano, l'effetto sta svanendo. Mi sfioro il seno dove mi ha toccato il piccolo e mi scappa da ridere.
http://www.wizardsandblackholes.it/?q=303132
Mi accovaccio, gattono di filato sotto il tavolo e volo su per le scale senza voltarmi indietro.
Mi rintano nella camera da letto dei genitori, dov'ero prima. E adesso? Lo dirà alla baby-sitter. Ho fatto rumore, la guiderà quassù. Ok, niente panico. Lo zaino coi vestiti, per le emergenze, è sempre pronto. Lassù nel mobile in alto. Li sento parlottare, stanno salendo. Eccoli. Appoggio lo zaino per terra. Marco entra per primo, a passo spedito, e si ferma vicino al lettone. Sono proprio di fronte a lui, dall'altra parte, in piedi davanti allo specchio (muto) dell'armadio. Monica blocca la porta. E muoviti dai! Spostati. Il bimbo è salito sul letto e procede a carponi, tastando tutto intorno. Ci risiamo, mi punta un'altra volta. Eddai Monica, solo qualche passo. Oh! Sembra mi abbia sentito. Osserva Marco e si guarda in giro. Ora o mai più! O la va o la spacca! Afferro lo zaino e mi precipito fuori. Con la coda dell'occhio li vedo voltarsi verso di me. Ce la faccio, ancora non si sono mossi. Continuo a correre. Scale. Pianerottolo. Faccio i gradini con un salto e mi fiondo all'ingresso. Mi aggrappo alla maniglia d'ottone e spalanco il portone con una spallata. Sotto i piedi l'erba soffice e bagnata. Cancelletto del giardino e via in strada!
Adesso devo trovare subito un vicolo dove rivestirmi. Le gambe mi formicolano, l'effetto sta svanendo. Mi sfioro il seno dove mi ha toccato il piccolo e mi scappa da ridere.
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Novità W&B: 30,31,32 e tante offerte!
Esce oggi il mio nuovo racconto della W&B:
http://www.wizardsandblackholes.it/?q=303132
Disponibile anche in cartaceo su Lulu.
Come lato "B" trovate anche "L'intruso" e "NC1" di Ara Gorn.
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mercoledì 2 dicembre 2015
Storiebrevi
Il mio racconto "L'incontro" è nella classifica delle 10 storie più lette e apprezzate nel mese di novembre 2015 sul sito Storiebrevi.it
Evvai!!! :-D
Evvai!!! :-D
martedì 1 dicembre 2015
Curriculum letterario
Mi chiamo Salvatore Di Sante (classe ‘75) e vivo a Pesaro. Diplomato al Liceo Classico, ho frequentato la Facoltà di Psicologia presso l'Università di Urbino.
Dopo 12 anni nel ramo informatico, da qualche anno scrivo racconti perlopiù di genere horror, thriller, giallo, fantascienza e fantasy, che in parte ho autopubblicato online e che si sono distinti in vari concorsi letterari. Diversi sono stati selezionati per il Progetto “Storiebrevi” del Gruppo Editoriale L’Espresso S.p.A.
Con la “Wizards&BlackHoles” ho pubblicato la trilogia de “La Caccia”, “17”, “Alan, il crononauta” (sotto pseudonimo), “I.S.S.” e “30, 31 e 32”.
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2011: premio “Incipit Noir” della Ibiskos Editrice Risolo.
Nel 2012: vincitore del Concorso Letterario "News Libri"; finalista nel Concorso "SU PER I MONTI!" (con pubblicazione nella collana "Les Cahiers du Troskij Café") e secondo a parimerito nella sezione “Pesaro” del concorso “Storie da biblioteca”.
Selezionato da Aletti Editore per l'inserimento all’interno del libro “L’indice delle esistenze – Le Passioni”, pubblicato a marzo 2013 e finalista del Concorso "MON AMOUR" (con pubblicazione nella collana "Les Cahiers du Troskij Café").
Il mio racconto breve “Giornata tipo” è stato inserito nell'antologia “Storie di tutti i giorni”, curata dal caffè letterario “La Luna e il Drago”.
Il mio racconto "L'unicorno che cacciava alieni” è stato segnalato al concorso “Fantasia 3000”, sul forum del “Verdecammino”, edizione 2013.
Terzo posto al concorso “Voci dal vortice” edizione 2013.
Inserito nell'Antologia dal titolo: “Il Viaggio metafora di vita”, realizzata dal Caffè Letterario “La Luna e il Drago”.
Finalista “IoRacconto 2013”nella sezione "Narrativa senior Bambini/Fantasy/Fantascienza".
Selezionato per la pubblicazione dell'ebook “Halloween all'italiana 2013”.
Selezionato per la pubblicazione (in ebook e cartaceo) della raccolta “Schegge per un Natale Horror” 2013 e vincitore del relativo premio per il racconto più originale.
02/2014 - Finalista al premio letterario “la Valle delle Storie” promosso dall’Associazione “Terra di Mezzo”.
Terzo classificato al terzo concorso letterario Campagnano di Roma 2014.
30/07/2014 - Vincitore della “Sfida dei Maghi e dei Buchi Neri”, indetta dalla “Wizards&BlackHoles” presso la libreria “Iobook” di Senigallia.
10/14 - Selezionato per l’antologia di N.A.F.S. 10.
12/14 - Due racconti su cinque sono stati selezionati per l’antologia “Schegge per un Natale Horror 2014“.
01/15 - Menzione speciale al Premio letterario internazionale “Gina Labriola”, finalista del concorso “Br...Che Inverno" e pubblicato nella XIV Raccolta Antologica della collana "Les Cahiers du Troskij Café”.
04/15 - Selezionato per la pubblicazione nell’antologia di Historica Edizioni (Concorso letterario Cultora).
06/15 - Finalista della II edizione del Concorso : "Versi sotto gli irmici" .
07/15 - Segnalato dalla Giuria al Premio internazionale di poesia “Versi d’agosto” V edizione.
09/15 - Selezionato dal comitato organizzatore del Premio Letterario “Un racconto per l’estate” per una eventuale pubblicazione in una delle collane di Ibiskos Editrice.
10/15 - Selezionato da Leonardo Patrignani per il secondo volume delle “Multiversum Stories”.
- Finalista nel contest letterario di poesia “Visions” di Oubliette Magazine.
- Selezionato per l’antologia “Halloween all’italiana 2015”.
11/15 - Selezionato per l’antologia di N.A.F.S. 11.
- Selezionato per l’antologia “200 e uno di questi mostri” di ESEscifi.com.
- Selezionato per l’antologia “99 Parole” (Nemapress Edizioni).
- Selezionato per la pubblicazione nell’antologia di Historica Edizioni (Concorso letterario Cultora).
I miei racconti “Discendenze”, “Appuntamento a mezzanotte”, “La tela”, “Aldilà” e “L’incontro” sono stati scelti per la pubblicazione sul sito www.storiebrevi.it
“Appuntamento a mezzanotte” è risultata fra le 10 storie più apprezzate di maggio 2015.
Salvatore Di Sante,
nato a Portogruaro (VE) il 20/05/1975
residente in via Monte Rosa 9
61122 Borgo Santa Maria (PU)
Tel: 0721/201176
Cell: 338/2999636
Sito web: http://scrittorepraticante.blogspot.it
E-mail: salvatore.disante@gmail.com
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